In questo blog abbiamo parlato più volte di cellule staminali cordonali, abbiamo detto cosa sono e a cosa servono.
Ma come nascono?
Tutte le cellule del nostro corpo derivano dall’ovulo fecondato all’atto del concepimento: da qui inizia una moltiplicazione vertiginosa di cellule che, in un primo momento, sono tutte uguali tra loro ma, via via che l’embrione prende forma, si specializzano in modo da differenziarsi e andare a costituire un preciso organo o uno specifico tessuto.
Il bambino appena nato possiederà quindi miliardi di cellule, la maggior parte delle quali dotate di caratteristiche e funzioni specifiche: le cellule del fegato preparate a svolgere le funzioni epatiche, quelle neurali pronte a veicolare le informazioni elaborate nel cervello e gli stimoli provenienti dall’esterno, i globuli rossi porteranno l’ossigeno in circolo nel sangue e così via.
Le cellule staminali, come abbiamo visto qui, per essere definite tali devono essere in grado di autorinnovarsi e di essere potenti, e cioè di saper generare cellule specializzate. In realtà, le cellule staminali del bambino e dell’adulto sono già parzialmente “specializzate”, nel senso che non sono in grado di generare tutti i tipi di cellule ma solo quelle di una stessa tipologia (e per questo vengono definite celluel staminali pluripotenti): ad esempio, le cellule staminali epiteliali generano i diversi tipi di cellule della pelle (dell’epidermide, delle unghie, dei peli, dei capelli), mentre quelle ematopoietiche generano i tipi cellulari che compongono il sangue e il sistema immunitario.
Il sangue del cordone ombelicale contiene celluel staminali ematopoietiche, del tutto simili a quelle che si trovano nel midollo osseo e per questo rappresentano una valida alternativa ad esso e spesso anche un’alternativa migliore, dal momento che si tratta di cellule più giovani e quindi più “sane”.
A causa di questa loro primaria “specializzazione”, le cellule staminali ematopoietiche sono in grado di curare malattie del sangue e del sistema immunitario, come ad esempio diverse forme di leucemia, la beta-talassemia, il linfoma di Hodgkin e non-Hodgkin, l’anemia di Fanconi, il neuroblastoma e il liposarcoma ma, grazie alla ricerca, le patologie che possono essere curate con questo tipo di terapia, sono in continuo aumento.